Venerdì 11 dicembre 2009 5 11 /12 /2009 16:26

obama.jpgdi Marco Aurelio Casalino

L’elezione di Barack Obama ha scatenato momenti di entusiasmo prossimi al delirio collettivo, un’esaltazione quasi messianica per il primo uomo di colore che ha avuto accesso alla Casa Bianca. In Europa, e nel Mondo, la frenesia ha attraversato tutti gli ambiti sociali, suscitando atti di ritrovata fede nelle virtù (virtù?) della democrazia (democrazia?) statunitense e ubriacature condite da forti dosi di propaganda etnicista per il baldo Obama. Ora, passato qualche mese dall’evento, è venuta l’ora di riconsiderarlo con maggiore attenzione politica e spogliandosi di emotività. È vero, sì, che gli abitanti degli Stati Uniti sono soliti eleggere un uomo politico come fosse una rock star carismatica, tutto stile glamour, molto people, e tutto frasi fatte e propaganda d’impatto (una sintesi fra Fonzie e il Principe di Bel-Air…) ma noi, che dovremmo essere diversi nei giudizi, conoscendo gli uomini, la politica e la storia, avremo un’altra luce nel vedere la realtà per come essenzialmente è (non nutro molte speranze in questo, in quanto è arrivata anche da noi questa sorta di politica da “avanspettacolo”, tutta slogan e niente idee… ma almeno ci spero).

 Un semplice colpo d’occhio alla squadra che ha gestito e finanziato la campagna del candidato Obama, con una raccolta di biografie delle persone “cruciali”, e tutto torna normale. Infatti, l’importante per le “vere” classi dirigenti statunitensi non è il partito di questo o di quel governo, ma il partito che, pur cambiando, è in grado di assicurare il potere già esistente nello Stato, cioè quel complesso di lobbies militare-industriale-finanziario (cioè politico…) che, apparentemente ma solo spettacolarmente, dà l’impressione di corrispondere alle aspirazioni delle masse, ma realmente continua nel suo “progetto”, fatto di interessi finanziari, simbolici e, quindi, politici. «Bisogna che tutto cambi perché tutto rimanga come prima» diceva Orwell. Il capitalismo più avanzato e, quindi, più potente è quello apparentemente più tollerante, cioè quello aperto a qualsiasi tipo di partito (democratico ovviamente), a qualsiasi sfaccettatura della amata globalizzazione, quindi socializzazione, sessualizzazione, destra repubblicana, sinistra democratica, ateismo, omosessualità, travestiti, lesbiche, negri, ispanici, cinesi, coreani, ebrei, amerindi ecc. Non esiste origine etnica, né discriminazione politica o culturale, a patto che tutto queste realtà non mettano in discussione il “Potere”. Si tratta di una “positività” estremamente vincente (anche se talvolta scade nel grottesco o nel politically correct), creando una miscela di differenze (innocue) nella quale si dà vita ad un collage, il cosiddetto «Melting pot», dove quella che chiamiamo «società» o «Stato» non è altro che un’accozzaglia di razze, culture, popoli, spersonificati a dovere e amalgamati tutti insieme, come per azzerarli, annientarli,massificarli, come avviene nella sfera della merce e dei prodotti (vedi «l’uomo massa» di Marx).

Da questa realtà profondamente malefica proviene Obama e la sua elezione, e solo i soliti ingenui e ciechi (anche se imbardati di lauree e titoli…) possono non considerarla per quello che è: una grande operazione di marketing politico. Questi dovrebbero sapere, prima di adulare, che lo Stato capitalista che dirige e domina la grande economia (e quindi la politica mondiale), avente come ideologia cardine il “Dio Denaro” e la sacralizzazione quasi mistica della ricchezza (da cui scaturiscono ovviamente povertà e schiavitù per i restanti 2/3 del mondo…), mai avrebbe e mai ha accettato, approvato od anche solo tollerato una forza autenticamente popolare, se Obama in questo l’hanno confuso. Ogni realtà che ha messo o anche solo provato a mettere in discussione l’equilibrio dei Poteri, la distribuzione del denaro (ehm, scusate Dio…) e delle proprietà, è stato schiacciato, senza margini di negoziato, con un gioco “democratico” molto abile. È la storia che parla, non io. Allora, come è andata davvero?

Quattro anni fa Barack Obama non era che un giovane senatore dell’Illinois, eletto da poco, e anchesconosciuto. Due anni fa dichiarò la sua candidatura alla presidenza. Tenendo conto che non è un esperto mestierante della politica come la sua rivale Hillary Clinton, non poteva fare appello a dinastie potenti come Roosevelt o a famiglie cattoliche ricchissime come Kennedy, non ha mai svolto ruoli di primo piano in campo militare come l’altro suo rivale McCain, non ha la preparazione culturale del suo idolo Lincoln, allora c’è davvero da chiedersi: come diavolo (e forse il diavolo ne sa qualcosa…) ha fatto a diventare Presidente di una delle prime potenze mondiali?! Sarà bastato un semplice «Yes, we can!»?! Oppure sarà bastato essere di colore? Per quanto mi riguarda, il valore politico di un uomo non è dato dal suo colore della pelle, anzi, a tutti i suoi buonisti, moralisti e zelanti-simpatizzanti, rispondo che è in realtà una maniera molto razzista e semplicistica di giudicare, quasi che la grande politica sia questione di razza, e non di idee.

Partiamo dal punto cardine che Barack Obama, fin dal momento della sua candidatura, ricevette immediatamente somme considerevoli. E, se mi avete seguito fino ad ora, avrete capito che il “Sistema” non consente mai l’emergere di una candidatura imprevista. Insomma, parliamoci chiaramente: il caro Obama ha giocato il gioco deipadroni della Finanza Mondiale, e il sostegno senza riserve che gli hanno accordato George Soros(in foto) e Warren Buffet (chi sono?... INFORMATEVI!!!) la dice lunga sulle sue relazioni con il capitalismo finanziario e sul suo non essere il “nuovo Messia”. Gli Stati Uniti non sono solo il paese più odiato al mondo, ma anche quello che, a furia di speculazioni da parte dell’alta Finanza Mondiale sui popoli, trascina il Pianeta intero nel suonaufragio economico, nonché culturale. Sono in stato di recessione avanzata, oggetto di speculazioni massicce. Per non perdere il sostegno necessario a proseguire la loro politica imperiale, se non si voleva che il Paese diventasse ingovernabile, bisognava proporre qualcosa di nuovo, una nuova immagine, senza intaccare il potere economico e politico: lavorare sull’immagine come fosse un simulacro. Una scelta di facciata che superasse la solita classe politica che esiste da tre decenni e creare l’uomo della provvidenza. «Creare», ho detto. E Obama coincide perfettamente con quest’immagine: giovane, rinnovato, apparentemente non compromesso con la vecchia guardia politicante, uomo di colore sposato con donna di colore, buon padre di famiglia, sorridente e che, in un periodo di crisi mondiale, dice: «sì, possiamo farcela!». Meglio di così? Ecco costruita l’immagine perfetta, con la speranza di cambiare per il popolo ma senza che il Potere voglia farlo davvero.

Ed ecco un modo fruttuoso per consolidare quest’immagine perfetta. Togliamoci un piccolo sassolino dalla scarpa. Il vincitore del festival di Sanremo non è sempre il miglior cantante, così come chi si aggiudica l’Oscar non è per forza il miglior attore. È solo spettacolo. Ma almeno il premio Nobel (per la pace poi!) dovrebbe essere tutt’altro che spettacolo, dovrebbe essere un esempio, un punto di riferimento. Non è così. È solo spettacolo (ahi noi…). L’assegnazione è spiccatamente pilotata dalle potenti lobbies politiche e dai media a loro asserviti. Ma tutto, nella vita, va dimostrato. Il vincitore del premio Nobel per la pace è Barack Obama, per «i suoi straordinari sforzi nel rafforzare la diplomazia internazionale e la cooperazione fra i popoli». Una scelta quantomeno criticabile e discutibile (per i più) e assolutamente ridicola (per me), in quanto il Presidente USA mantiene ancora schierate le sue truppe in Iraq, prosegue (e come!) la guerra in Afghanistan, anzi coinvolgendo neiraid anche il Pakistan, prosegue le azioni militari in Somalia, mentre soldati USA combattono nelleFilippine. Forse qualcuno («i più», citati poc’anzi) non è ancora soddisfatto. Allora, continuo a rendere ancora più stravagante questo Nobel per la pace: ha piazzato Consiglieri e addestratori militari Usa nel sud della Thailandia, contro i separatisti islamici di Pattani, anche loro accusati di legami con Al-Qaida(rimane ancora oscuro ed inspiegabile nonché invisibile questo “terrorismo” di Al-Qaida…); in Georgia, contro i separatisti osseti e abkhazi sostenuti dalla Russia; in Colombia, contro i guerriglieri delle FARC; inNiger, Mali e Tunisia, contro le cellule locali di Al-Qaida nel Maghreb Islamico (ancora con questo Al-Qaida…); in Yemen contro le milizie di Al-Qaida (!) nella penisola Araba. Ecco il valore di un Nobel per la pace. Sarei curioso di sapere cosa pensano di questa assegnazione tutte le mamme dei militari uccisi (americani e non), o tutte quelle persone che hanno visto massacrati e trucidati i loro cari od anche dei semplici “esseri umani” (non dimentichiamoci che questo siamo…) davanti ai loro occhi, in nome della democrazia e, appunto, della pace (!). Ecco lo «straordinario sforzo» di quest’uomo, ecco la «cooperazione tra i popoli». E mi sto limitando alla semplice amministrazione Obama. Non vorrei andare a ritroso nei precedenti Nobel per la pace. Ora, per il 2010, aspettiamo il Nobel per la “Fisica” a Fabrizio Corona.

Infine, per avere un quadro della situazione veramente completo, farò anche qualche nome sul gadget dei “salvatori”, cioè su coloro che rappresentano gli Stati Uniti d’America, e quindi il suo Presidente:Zbigniew Brzezinski (autore di un libro dove parla di dominio imperiale, dal titolo La grande scacchiera) come dirigente degli Affari Esteri, Bill Gates (non ha bisogno di presentazioni e non fa certo parte del “popolo”…), come Segretario al Tesoro c’è Timothy Geithner (Presidente della FED di New York, anch’essa non proprio attenta ai bisogni del popolo), o anche Lawrence Summers al Consiglio Nazionale Economico (è l’ex presidente di Harvard ed è stato già Segretario al Tesoro con Bill Clinton…). Quanta bella gente, e nuova soprattutto. Ops, dimenticavo: c’è Rahm Israel Emanuel, l’espertissimo lobbista di Washington (già consigliere di Freddie Mae, oggi in fallimento!), l’uomo che fu volontario nell’esercito israeliano durante la guerra del Golfo e che ora predica la guerra contro l’Iran ed un sostegno incondizionato sempre a Israele(ma Obama non era pacifista?).

Se, a mo’ di conclusione, le élites statunitensi avessero voluto davvero mostrare al paese e al mondo un cambiamento simbolico reale e forte (non parlo di un cambiamento di Sistema, che soltanto una rivoluzione potrebbe suscitare), non avrebbero scelto un meticcio il cui padre non era nemmeno un discendente di schiavi. Avrebbero, invece, scelto un indiano, un pellerossa. I neri sono, malgrado loro, il prodotto della conquista del potere bianco negli Stati Uniti. Nonostante siano da sempre stati vittime di un duro e ostentato razzismo da parte dei bianchi, hanno partecipato nondimeno da soldati americani alla conquista del West, senza preoccuparsi troppo della sorte genocida riservata agli Amerindi. E questo è solo un esempio, perché i neri hanno, ormai da secoli, sempre cercato di sopportare questo celato razzismo pur di vivere nell’American dream da schiavi e scomunicati ma comunque americani. Schiavi sì, ma del loro stesso destino, che loro stessi hanno scelto.

Gli Indiani d’America tutti, invece, pur avendo subìto unosterminio totale (si parla di circa 70 milioni di persone!), hanno sempre combattuto con indomito coraggio ed infinito onore contro l’invasione bianca, coprendosi di gloria per sempre.
Se l’élite avesse desiderato dare un simbolo forte di un’America che riconosceva il debito con gli autoctoni che i suoi padri hanno spogliato delle loro terre, della loro dignità, cultura e delle loro credenze, avrebbero dovuto promuovere al posto supremo un indiano. Io, personalmente, l’avrei comunque vissuta come un’ennesima presa in giro (prima ti stermino, poi ti metto al comando, tanto comando sempre io…) ma almeno una presa in giro che tiene conto della storia. Ma non poteva farlo, non poteva agire così, avrebbe implicitamente ma automaticamente provato l’illegittimità del potere bianco sui popoli autoctoni. E tutte quelle guerre poi? Non sarebbero state più giuste e democratiche!
Allora, meglio Obama. E togliamoci il pensiero.

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Venerdì 11 dicembre 2009 5 11 /12 /2009 15:26

n49814010659_2416.jpgL´esito del V Congresso Nazionale della Fiamma Tricolore mi trova, nel complesso, discretamente soddisfatto sia in merito alla sua conclusione sia per quanto riguarda lo svolgimento dell´evento stesso.

La mia mozione « Ritornare Avanti» , benché bocciata nell´iter pre-congressuale, è stata comunque oggetto costante di attenzioni e discussione, di dibattito e di confronto, a dimostrazione di un innegabile interesse verso le problematiche su cui poneva l´accento e quindi contributo fattivo ai lavori del Congresso (così come riconosciuta dallo stesso Collegio di Presidenza).

Ne è conseguita una legittimazione in termini percentuali di rappresentanza in seno agli organi del Comitato Centrale e della Segreteria Nazionale.

Un atto, credo, di sensibilità e giustizia verso quella quota di dirigenza e base militante che l´ha sostenuta. Un atto che correttamente riporta la questione sul piano meramente politico, deludendo inevitabilmente chi intravedeva nella questione unicamente uno scontro personale tra il sottoscritto e il Segretario Nazionale, Luca Romagnoli, sfociante giocoforza in spaccature, scissioni o quant´altro. Così non era e così non è, come ho avuto modo di precisare in più occasioni e in diversi ambiti.

Al di là della discussione sulla scelta delle future tattiche elettorali, questione che lascio volentieri al Segretario Nazionale e che sarebbe stupido ritenere foriera di « alti tradimenti»  ideologici, (soprattutto se si parla in ambito locale) ciò che maggiormente interessa è che il Congresso ha sancito l´attenzione sulla linea politica del partito, passaggio ineludibile per un futuro di crescita del partito.

Con questo risultato la Fiamma Tricolore dimostra che al proprio interno, nonostante l´acceso e, aggiungo, giusto e doveroso dibattito, prevale il senso di responsabilità.

La grande partecipazione, il vitalismo e l´interesse espresso dalla componente « movimentista» , magari meno avvezza (e più insofferente) ai burocratismi che regolano alcuni passaggi della vita di partito, ha rappresentato il valore aggiunto della due giorni romana. Una componente militante, animata da grandi aspettative e nobili motivazioni; una base militante che costituisce un patrimonio invidiabile ed irrinunciabile per la Fiamma Tricolore e verso la quale, in tutte le sue componenti, esprimo tutto il mio pubblico ringraziamento, per lo spirito di sacrificio ed il senso di disciplina dimostrati. Voi siete l´autentica anima del partito!

I grandi progetti hanno spesso bisogno di percorsi tortuosi e sofferti, il « tutto e subito»  porta quasi sempre al nulla. Occorre una classe dirigente che sappia cogliere gli aspetti della politica istituzionale in tutte le loro sfaccettature, lucida, decisa, incisiva nel tessuto sociale, che non si perda in eccessive astrazioni, filosofeggiamenti o autoconsolatorie utopie. Bisogna guardare la realtà negli occhi cercando di indirizzarla (e magari plasmarla) secondo i sempre attuali insegnamenti del nostro impareggiabile bagaglio storico-culturale.

Ecco perché invito tutti i fiammisti a rimanere compatti in un momento dove masturbazioni mentali su « rivoluzioni di piazza»  o « scelte senza ritorno»  rappresentano situazioni oggi inattuali, tra l´altro incomprensibili al popolo. È una scelta difficile; non è la ricerca della bella morte, non è più il contesto in cui si dispiegò l´epica della R.S.I. o la lotta armata degli Anni ´70.

I tempi impongono altre strategie, che parlano non solo, ma anche, di elezioni, democrazia partecipativa, di comunicazione, di cittadinanza e res publica, di identità, di territorio e altro ancora.

Chi crede che la politica sia un ufficio di collocamento o una scorciatoia per chi non ha voglia di lavorare, può benissimo scegliere di accasarsi altrove.

A chi invece ritiene coerente e giusto confermare la fiducia alla mia persona, non posso che promettere il costante impegno a rappresentarlo con orgoglio e il più dignitosamente possibile, anche attraverso le indicazioni e le azioni politiche future. È poi mia precisa intenzione coadiuvare la Segretaria Nazionale nello strutturare sul territorio il nostro partito in maniera sempre più capillare, consapevole del fatto che solo un´organizzazione sistematica e operativa può garantire risultati degni della nostra Storia e dei nostri Ideali.

Mi preme infine esprimere il mio personale riconoscimento per il lavoro paziente e a volte oscuro svolto dal Segretario Nazionale (efficacemente affiancato da Valerio Cignetti) nell´ottica di una convergenza tra le forze politiche nazionali e popolari europee, come testimoniato dalla numerosa e qualificata presenza di delegati esteri all´apertura dei lavori, per un futuro continentale identitario, sociale e sovranista.

Sempre sul pezzo e fedele alle consegne!


Piero Puschiavo
Fiamma Tricolore

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Venerdì 11 dicembre 2009 5 11 /12 /2009 14:46

berlusconi_fini01g.jpgRende (Cosenza), 11 dic. - (Adnkronos) - "Avversario è espressione tipica del gergo sportivo: si può essere gli uni contro gli altri con molta determinazione (Milan Inter, Roma Lazio), però si rispettano le regole del campionato, della partita, si rispetta l'arbitro". Lo ha affermato il presidente della Camera Gianfranco Fini(nella foto), in un incontro con gli studenti svoltosi a Rende presso l'Università della Calabria.
"Il crollo del Muro - ha sottolineato Fini prendendo spunto dal suo ultimo libro 'Il futuro della libertà'- ha alzato un pulviscolo post ideologico che rischia di intossicare, con una tentazione ricorrente della delegittimazione". Invece "la fine delle ideologie deve portare a valorizzare ciò che unisce. E' tutt'altro della politcia buonista, la competizione ci deve essere serve un forte confronto, non significa dire la pensiamo tutti allo stesso modo".

 

"Si evidenziano alcuni valori di fondo, quelli della prima parte della Costituzione - esorta il presidente della Camera - e si dà vita a un forte confronto politico culturale", rispettando appunto le regole e l'arbitro. Al contrario oggi si registra "un eccesso di propaganda e un deficit di dibattito culturale" e "la politica italiana è atemporale, concentrata su quello che accade oggi, attratta dal rischio di ripiombare in passati recenti o antichi con polemiche continue".

 

Perciò, è l'esortazione conclusiva di Fini "la politica non può continuare a dilaniarsi su quello che eravamo o su quello che accade oggi", quindi "ai giovani chiediamo di dare la scossa, aiutarci ad alzare lo sguardo" per riuscire "a immaginare quel che sarà domani" in un contesto dove "tutto è globale e tutto va estremamente veloce".

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Venerdì 11 dicembre 2009 5 11 /12 /2009 14:26

COS’E’ “ARTE IN AZIONE”?
“Arte in Azione” nasce da un’idea dall'ambiente torinese di Gioventù Italiana, ed è un progetto che ha lo scopo di promuovere l’arte in ogni sua forma all’interno del movimento su scala nazionale: dalla scrittura alla poesia, dalla musica alla pittura, dalla grafica virtuale al disegno.
Un progetto che mira a coinvolgere ragazzi e ragazze che pensano all’arte come la più bella e la più pura delle forme di comunicazione a disposizione dell’uomo,attraverso mostre d'arte convegni ,azioni artistiche di protesta e di rivolta.

PERCHE’ “ARTE IN AZIONE”?
Da oltre trent’anni assistiamo ad un’egemonia della sinistra sulla cultura e sull’arte: a partire dal ’68, attraverso le avanguardie culturali, un certo mondo ha occupato e politicizzato questo settore facendo si che diverse forme di espressione non trovassero spazio all’interno dell’universo artistico.
Il nostro obiettivo è far sentire la voce di tutti gli artisti che vogliono rompere gli schemi e andare oltre, partendo dal presupposto che l’arte non può essere patrimonio esclusivo di alcuni, ma espressione di una creatività che appartiene agli spiriti liberi e alla gioventù che si riconosce nel valore più alto dell’amore per la Nazione.

E’ POSSIBILE UN’ARTE NON CONFORME?
L’idea di un’arte non conforme non solo è possibile, ma è auspicabile.
Siamo certi della maturità dei tempi per una presa di coscienza da parte degli artisti che pensano al connubio tra la Bellezza dell’arte e la lotta per l’affermazione di una società in cui i valori eterni della Giustizia sociale, dell’Onore, della Patria diventino gli elementi portanti di una comunità che volge lo sguardo al futuro con serenità e forza.

L’ARTE COME VITA; LA VITA COME ARTE
Noi vediamo nell’artista l’esempio di uomo completo. Lo stesso Nietzsche, considerava l’arte come elemento essenziale per l’individuo che vuole liberarsi dalle catene del tempo e aspira al progetto dionisiaco del grande “Si” alla vita.In tutte le epoche e in ogni luogo del mondo l’arte è stato il simbolo della vitalità, della gioia, del piacere di vivere. Oggi, la costruzione di un’arte libera dagli schemi e dai dogmi del pensiero progressista e materialista può essere l’occasione per l’uomo moderno di dare una risposta ai grandi dubbi di un’epoca priva di valori alti ai quali fare riferimento.

DA DOVE COMINCIARE…
Riteniamo che ogni militante, uomo d’azione, anima non conforme abbia il dovere di promuovere e diffondere i principi di “Arte in Azione”, cominciando dalla propria sezione e utilizzando tutti gli strumenti idonei al perseguimento dei risultati che questo ambizioso progetto si prefigge.
La ricerca di individualità, all’interno del nostro movimento (o dell’area a cui esso fa riferimento), le migliori disponibili, che sentano il bisogno di esprimere il proprio amore per l’arte, ma soprattutto le capacità e la creatività di cui dispongono, è il primo punto per cui questo programma esiste.

Da questo momento in poi, tutti coloro che leggeranno questo manifesto e vi si riconosceranno, avranno la possibilità di contribuire alla nascita e allo sviluppo di un cammino che richiede i più grandi sforzi (come è nostra abitudine!) per raggiungere obiettivi che ci rendano partecipi della realizzazione di questo grande sogno.Il nostro obbiettivo consiste nel mandare un messaggio di libertà e di vita alle nostre generazioni assopite da una società grigia e che ha appiattito le conscenze di un popolo.

Per Info: Emiliano Romanelli arteinazione@gioventuitaliana.org

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Venerdì 11 dicembre 2009 5 11 /12 /2009 13:26

tricolore.pngdi Rita Recchia

Maggiori controlli sul territorio da parte delle forze dell’ordine, e interventi sulla Provinciale Badino e lungo via San Felice. In entrambi i casi, maggiore sicurezza per residenti e utenti in genere. E quanto chiede il Movimento Sociale Fiamma Tricolore Destra Sociale tramite Augusto Rossi, dirigente nazionale e segretario provinciale di Latina. Ieri mattina Rossi ha depositato due petizioni, una in Prefettura e l’altra presso la sede della Provincia, per un totale di quasi 600 firme.
Al prefetto di Latina Bruno Frattasi, Augusto Rossi e altre 253 persone chiedono di ''sollecitare l’intervento delle forze dell’ordine locali affinché vengano intensificati i controlli, per fungere da deterrente e per ristabilire una situazione di legalità, con il fine ultimo di tranquillizzare la popolazione locale che vive in un continuo stato di paura e di allerta''. La situazione a cui fa riferimento il dirigente della Fiamma Tricolore è quella che è venuta a crearsi nelle zone periferiche di Terracina, come Porto Badino, Borgo Hermada, Strada Provinciale per San Felice Circeo, San Vito, Scafa di Ponte e Foce Sisto. Di recente si sono verificati numerosi episodi di furti, soprattutto all’interno delle lottizzazioni e residence vari che d’inverno restano praticamente deserti. A ciò Augusto Rossi aggiunge anche ''la sempre crescente presenza di extracomunitari non sempre in possesso di regolare permesso di soggiorno e senza dimora accertata''. La sicurezza sulle arterie stradali, invece, è l’oggetto della petizione depositata presso l’amministrazione provinciale di via Costa. Poco più di 250 firme per denunciare il numero elevato di incidenti che si verificano sulla Provinciale Badino e in via San Felice, oltre lo stato di degrado dei parapetti del fiume Sisto. Augusto Rossi e gli altri cittadini chiedono ''il posizionamento di dissuasori di velocità all’altezza degli esercizi commerciali e in prossimità degli attraversamenti pedonali e il rifacimento dei parapetti del ponte del fiume Sisto''. Non resta che aspettare che le firme raccolte e presentate a chi di competenza diano risultati concreti. (fonte:http://rita-recchia.blogspot.com/2009/12/due-petizioni-della-fiamma-tricolore.html)

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